2. Continuiamo con il tema dell'amicizia. Dicevano gli antichi baresi...



La mala chembaggnì
Ammène u uòmmene a la forche.



Letteralmente: le cattive compagnie portano l’uomo alla forca!

Nella sua semplicità, questa riflessione presenta qualche spunto
interessante. Non sarà un caso che questo tema abbia ispirato una infinità
di lavori letterari. Viene in mente Lucignolo (e d'altronde Pinocchio non
finì impiccato?), per dirne uno conosciuto e rappresentativo della narrativa
italiana, ma esempi non mancano in quella di ogni cultura e tra le ultime
cose viste, anziché lette, mi viene in mente Star Wars, con il Cancelliere
Palpatine che riesce a confondere il giovane Skywalker fino a farlo
diventare un signore del lato oscuro della Forza... Lord Fenner!

E’ possibile che ci siano persone così carismatiche o così manipolatrici che
riescono a far fare ad altri cose che non fanno parte della loro natura e
che mai avrebbero fatto di loro iniziativa? Oppure possiamo ipotizzare che
della nostra natura fanno parte anche cose di cui siamo poco consapevoli,
cose che normalmente teniamo a bada, tendenze ed impulsi che l’educazione ci
ha aiutato a controllare?

Freud faceva rientrare nell’inconscio, tali tendenze e impulsi, e li
definiva come ‘rimossi’ dalla coscienza. Jung invece parlava della nostra
‘ombra’, cioè del nostro lato oscuro (ma va? Guarda guarda chi abbiamo
ritrovato...). Impulsi che possiamo percepire con più forza se vengono
sollecitati, e a quel punto può diventare difficile controllarli...

Sperimentare alcune parti di noi normalmente nascoste è una esperienza
imortante, perché acquisiamo più consapevolezza rispetto a quello che siamo.
Inoltre, a quel punto, può essere davvero una scelta matura quella di fare o
non fare, essere o non essere in un certo modo. Sentire che, ad esempio,
possiamo essere egoisti, non significa diventarlo, e ‘finire sulla forca’,
ma percepire una parte di noi e decidere cosa farne.

Integrare le nostre parti ‘buone’ e ‘cattive’ è utile non solo per cogliere
la complessità che contraddistingue noi stessi, ma per riconoscerla anche
negli altri e capire che non esistono persone ‘buone o cattive’.

D’altronde, dentro ognuno di noi, non ci sono, oltre ai lucignoli, anche
fate turchine e grilli parlanti? Che all'occasione prendono la parola e
interloquiscono con le persone che ci circondano...

Ant

(14 luglio 2005)

1. Commentiamo un proverbio che esplora il tema dell'amicizia, soffermandosi sugli aspetti di condivisione delle risorse.

In proposito, dicevano gli antichi baresi...


A ci porte
Iabbre la porte.
A ci nom bborte
Fore a la porte…


Letteralmente: a chi porta, apri la porta. A chi non porta, che rimanga
fuori dalla porta.

Questa saggia riflessione porta la nostra attenzione verso due modi
possibili di vivere l'amicizia e le relazioni umane in genere. Il primo è
quello in cui nei rapporti, fondamentalmente, si prende. E' una disposizione
che può essere più o meno accentuata, che si può colorare di tante
sfumature. Può essere predatoria, può essere parassitaria, può essere
narcisistica (cioè di chi pensa, semplicemente, che tutto sia dovuto) e,
riflettendo, chissà quante altre connotazioni possibili verrebbero alla
mente. Può, inoltre (e questo non è di secondaria importanza) essere più o
meno consapevole, ossia chi si comporta così può essere in buona o in
cattiva fede…
L'altro modo di vivere le relazioni è quello del dare, del contribuire, del
portare risorse nei rapporti. Anche qui le sfumature possono essere molte.
Si può dare per formalità, per piacere, perché non si riesce a farne a meno
(fino a compiere grandi sacrifici, e qui evidentemente lo si fa perché è un
modo per ottenere la stima e la benevolenza altrui…), anche qui con vari
gradi di consapevolezza.
Naturalmente le due posizioni sono gli estremi di un continuum in cui le
possibilità sono variamente combinate.
Quello che consigliano i nostri avi è di segnalare all'altro che il 'dare' è
cosa buona ed il 'prendere' lo è meno. Un piccolo segnale è quello di
mettere alla porta chi, giocando con le parole, non porta!

Ma non vi sembra… Non ci ricorda un po'… "No Martini, no party"?!!



Ant

(8 luglio 2005)

 

    Acchesì decèvene l'andìche...

    Così dicevano gli antichi...